Vivisezione...cosa ne pensi?

Palio di Siena: tradizione da eliminare??

Le leggi contro chi maltratta gli animali sono troppo "morbide"?

Saresti favorevole all'abolizione della caccia??

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QUARTU: CANILE ABUSIVO; AVVELENAMENTI E UCCISIONI CON TORTURA

Scoperto canile abusivo
CAGLIARI. Un canile abusivo che ospitava una ventina di animali in precarie condizioni igienico-sanitarie è stato scoperto ieri a Settimo San Pietro dalle guardie zoofile dell’Enpa e poi sequestrato dai carabinieri della compagnia di Quartu. L’Enpa ha saputo dal proprietario di un immobile nelle campagne di Santu Perdu che il suo locale, dato in un uso a una donna di 40 anni, era utilizzato come canile. Qui la donna aveva trasferito 18 cani randagi e li accudiva saltuariamente: ogni due-tre settimane portava loro del cibo. «Quando siamo arrivati sul posto», affermano i volontari dell’Enpa, «abbiamo trovato i cani in condizioni igieniche e sanitarie molto difficili. Nessuno è in pericolo di vita ma alcuni sono visibilmente denutriti e affetti da dermatiti. Gli animali bevevano da un rubinetto che saltuariamente la donna lasciava aperto. Nessuno si occupava di pulire con regolarità l’immobile». Sono in corso indagini per chiarire se c’è un collegamento fra le sparizioni di alcuni animali e il canile abusivo. La donna è accusata di abbandono di animali e di alcune violazioni amministrative. Gli animali sono stati affidati a una struttura adeguata.


Sardegna/ Denunciata donna che gestiva canile-lager vicino Quartu
Intervento dei carabinieri a Santu Perdu
Provincia di Cagliari - Un canile lager nella campagna sarda. Lo hanno scoperto i carabinieri del Norm di Quartu Sant'Elena e delle stazioni di Sinnai e Flumini, in collaborazione con il nucleo guardie zoofile dell' Ente nazionale protezione animali di Cagliari. La donna che lo gestiva, Alessia Ligas, del '74, è stata denunciata in stato di libertà. Gli investigatori, in particolare, hanno scoperto un capannone rurale all'interno del quale erano segregati 18 cani, privi di microchip identificativo, di varie razze ed incroci in pessime condizioni igienico-sanitarie. I cani sono stati affidati ad un canile autorizzato e sono in corso approfondimenti investigativi - si spiega in una nota - per meglio capire la provenienza dei cani e la loro destinazione finale.

Cani intossicati da veleno per topi
Provincia di Livorno - I numeri fortunatamente non sono tali da far gridare all’allarme, ma quel che è certo è che l’estate 2009 è stata particolarmente insidiosa per quei cani (e di conseguenza per i loro proprietari) che hanno avuto la sventura di imbattersi nelle confezioni di veleno per i topi, o per le lumache, e restarne intossicati. I casi, dicono i veterinari della Val di Cornia, ammontano complessivamente a una ventina, in alcune occasioni determinati involontariamente dagli stessi proprietari. Le confezioni di ratticidi riportano indicazioni sull’innocuità del prodotto per cani e gatti; fatto questo, affermano i medici, che le situazioni di avvelenamento segnalate tendono decisamente a smentire. Generalmente, in ogni caso, l’esito di questi episodi è positivo, dal momento in cui questo tipo di intossicazione può essere curato bloccando in tempo emorragie causate dal veleno. Non così, tuttavia, sono andate le cose per un setter di dieci anni, rimasto intossicato a San Vincenzo e poi deceduto.


Ignoti massacrano un gatto con botte e spari Il proprietario sporge denuncia contro ignoti. Soppresso l'animale
Tollegno (BI) - Ha trovato il suo gatto massacrato. Mercoledì alle 21 all’ufficio denunce della Questura si è presentato un 27enne di Tollegno per presentare una denuncia contro ignoti.La sera del 31 agosto, rientrando a casa, aveva notato l'assenza del suo gatto. Il giovane aveva iniziato a cercarlo e dopo qualche minuto avva visto l’animale immobile nel cortile del suo vicino. Aveva suonato più volte al campanello e alla fine il vicino aveva aperto il cancello: appena raggiunto il gatto, il giovane si era reso conto che appariva in gravi condizioni. L’animale veniva subito portato dal un veterinario per le prime cure e per una sorta di ricovero in osservazione. Il giorno successivo il veterinario aveva accertato che il gatto era stato percosso violentemente e aveva riportato con ematomi sulla testa.Inoltre era stato colpito da un colpo d'arma da fuoco in quanto nella regione del midollo osseo era stato ritrovato un pallino. Il veterinario è stato costretto a sopprimere il gatto in quanto le lesioni gli avevano procurato una paralisi di tutta la parte posteriore. Ora i poliziotti stanno indagando per individuare il responsabile dei maltrattamenti. L'ipotesi di reato è di atti di crudeltà nei confronti di animali.


La denuncia del medico di base di Mareno: «Il gatto è tornato in fin di vita a casa di mia madre» Il "micio" Romeo muore dopo le torture Erica Bet Codognè/Mareno (TV) - Gatto torturato, muore nonostante le cure dei veterinari. Il fatto increscioso è accaduto martedì scorso a Codognè: vittima Romeo un bel micio tigrato di 2 anni. «Un gattone affettuoso – ricorda Mirella Forest medico di base a Mareno di Piave – faceva parte di una gruppo di gatti sterilizzati dall’Uls7. Un gatto talmente affettuoso che ho deciso di portarlo a casa di mia mamma, perché le facesse compagnia». Così era stato, Romeo viveva al civico 17 di via Dalmazia a Cimetta con l’anziana signora; un micio casalingo, che dormiva sul lettone. Il mattino di martedì 1 settembre Romeo scompare da casa per ricomparire attorno alle 20; la signora anziana si accorge subito che qualcosa non va. «Il gatto era gravemente ferito, sul pelo aveva un odore di escrementi di maiale ed era pieno di vermi».Disperata, Mirella Forest allerta l’Ente nazionale protezione animali e il gatto viene ricoverato in un ambulatorio di Oderzo dove sabato martina muore a seguito delle ferite riportate dopo giorni di agonia. «Abbiamo sporto denuncia alla Polizia Locale di Codognè e anche ai Carabinieri – continua la dottoressa Forest – fatti simili non devono più accadere. Abbiamo consultato anche un medico psichiatra; chi ha compiuto un atto simile è una persona abituata fin da bambina alla violenza e potrebbe colpire anche le persone più deboli». Ieri pomeriggio il corpo senza vita di Romeo ha fatto ritorno a casa, dove è stato sepolto in giardino avvolto in un drappo rosso e coperto di rose “Non è la prima volta che accadono fatti simili; tre gatti dei vicini erano spariti e un altro micio per tre volte è tornato a casa ferito. Per questo eravamo in allerta”. A maggio la Polizia Locale aveva avviato un indagine dopo che in via Fontanazze alcuni gatti erano stati intossicati con delle esche contenente veleno per topi.

Savona: ancora colombi avvelenati in città, indaga l'Enpa
SAVONA - Le guardie zoofile dell'Enpa indagano su un nuovo caso di avvelenamento di colombi a Savona. Una quindicina di animali sono morti misteriosamente in via Solari, dieci ancora vivi sono stati soccorsi dai volontari della Protezione Animali, ma quasi tutti sono morti poco dopo malgrado le cure veterinarie alle quali sono stati sottoposti.
L'episodio segue l'imponente moria di volatili verificatasi in piazza Saffi ad agosto e numerosi maltrattamenti a suon di calci e bastonate denunciati dall'associazione, dopo il clima di 'caccia alle streghe' creato da chi accusa ingiustamente gli animali di portare gravi malattie, pericolo escluso dalle autorità sanitarie e dalla ricerca scientifica. R.C.

COMUNI E ASSOCIAZIONI circa i randagi : cronaca varia

L'ENTE MINACCIA DI PORTARE I CANI NELLA SALA DEL COMUNEurti al canile: "Si chiude se il sindaco non ci aiuta"
Tre “colpi” in 9 mesi con danni insostenibili per l'Enpa

Se aggiungete che da anni, stando all’accusa, i responsabili del canile chiedono udienza al sindaco, ci sono gli elementi per comprendere le ragioni che hanno fatto entrare in rotta di collisione l’Enpa e il Comune. Nomadi e canili concentrati nella stessa zona della città che ospita la discarica. Un mix esplosivo, che spinge Carla Rocchi, battagliera presidente nazionale dell’Enpa, a minacciare misure estreme: «Se il Comune non vuole farsi carico di questa situazione chiuderemo il canile, licenzieremo i dipendenti, e trasferiremo gli animali altrove. Soprattutto, è inaudito che Chiamparino non ci ascolti».
Peccato che dalla segreteria del sindaco, dove la sfuriata non è stata gradita, caschino dalle nuvole: «La richiesta di Pallotti è arrivata il primo settembre. Nei prossimi giorni sarà ricevuto, compatibilmente con gli impegni del primo cittadino». «Non capisco questa polemica con il sindaco - commenta l’assessore Roberto Tricarico (Ambiente) -. A luglio ho incontrato i responsabili dell’Enpa, nessuno mi ha rappresentato questo problema». Protesta veemente, quella della Rocchi, che segue le proteste e poi le dimissioni di Giovanni Pallotti, presidente della sezione di Torino.
Per la cronaca, la struttura - mandata avanti da tre dipendenti con l’aiuto di quattro collaboratori - ospita 78 cani: 18 dei quali strappati ai combattimenti clandestini. Ma l’Enpa, fondata nientemeno che da Giuseppe Garibaldi nel 1871, non è un’associazione animalista qualsiasi. Oltretutto, da luglio gestisce anche i due canili comunali: il «sanitario», sempre in via Germagnano, e il «rifugio » di Strada Cuorgnè. L’organico ammonta a 42 persone affiancate da quattro veterinari. Sei i canili di proprietà in Piemonte, compreso quello di Torino. Ora è arrivata la resa dei conti. «In assenza di riscontri da parte del sindaco, dovremo abbandonare la struttura», ribadisce la Rocchi, che vanta una lunga carriera politica nel Pd.
«E’ la dimostrazione che non ci sono speculazioni politiche», tuona subito dopo la presidente: «Chiediamo una soluzione che tuteli le esigenze di tutti: una nuova area per il canile o una sistemazione più dignitosa per i nomadi». Tale è l’esasperazione che Pallotti aveva già minacciato di portare i trovatelli in Sala Rossa. A breve l’incontro e, si spera, il chiarimento.



SODDISFAZIONE PER RITIRO ORDINANZA "AFFAMA GATTI" IN PROVINCIA DI BIELLA

Intervento della LAV sul Sindaco di Portula. Sterilizzazioni a carico del Comune.
La LAV esprime soddisfazione per la decisione del Sindaco di Portula di ritirare l’Ordinanza con la quale si istituiva il divieto di somministrare cibo alle colonie feline. Proprio nei giorni scorsi i volontari della Sede di Biella avevano incontrato il primo cittadino per invitarlo a ritirare il provvedimento illegittimo e dannoso.“Prendiamo atto con piacere della decisione del Sindaco di Portula di ritirare l’Ordinanza. Ogni divieto di alimentare le colonie feline, è illegittimo perché contrario sia alla legislazione nazionale che a quella regionale sulla tutela degli animali d’affezione e per la prevenzione del randagismo. Grazie all’impegno di una nostra Socia Attiva è inoltre partito il censimento e presto verranno sterilizzati i primi randagi. Cogliamo l’occasione per invitare tutte le Amministrazioni e i Sindaci che ne avessero la necessità a contattarci e a confrontarsi con noi per non incappare in provvedimenti inadeguati come lo era quello di Portula e per valutare strategie efficaci per risolvere il problema randagismo” – dichiara Siria Burlando portavoce della Sede Territoriale LAV di Biella e prosegue “Ringraziamo tutti i cittadini che si sono uniti nella protesta e hanno ottenuto assieme a noi questo importante passo per garantire il rispetto delle leggi a tutela degli animali e la tutela delle colonie feline. Come stabilito da un’importante sentenza del Pretore di Siracusa cibare gli animali randagi non solo non è vietato, ma è da considerarsi un atto di civiltà”. Recentemente sul tema del divieto di somministrare cibo ai randagi si è espresso anche il TAR della Puglia, che oltre a riconoscere come la somministrazione di alimenti agli animali possa essere svolta anche nel rispetto delle norme igieniche e secondo i principi di civile convivenza, riconosce - a ragione - come il divieto di somministrazione di cibo possa incidere sulle condizioni di sopravvivenza degli animali, facendo così cadere su di loro effetti che vanno addebitati solo e esclusivamente a comportamenti scorretti di alcuni cittadini, che comunque ben possono essere individuati e sanzionati.“Con la scelta di ritirare l’Ordinanza il Sindaco ha assolto ad uno dei compiti che gli sono demandati per legge– afferma Siria Burlando - - Il Sindaco, ai sensi del DPR 31 marzo 1979, ha l’obbligo di vigilare sull'osservanza delle leggi e delle norme relative alla protezione degli animali presenti sul territorio comunale di cui egli è responsabile”. e prosegue- “La LAV nutre inoltre fiducia nell’impegno preso dal Sindaco di censire e sterilizzare le colonie. Anche le sterilizzazioni rientrano nei compiti dei Comuni: la legge Finanziaria 2008 stabilisce infatti l'obbligatorietà per ogni Comune di mettere in atto piani di sterilizzazione, da sommare a quelli già predisposti dalla ASL” e conclude “Martedì 1 Settembre la nostra Socia De Petro Rosa ha già svolto i sopralluoghi nelle zone in cui si trovano le colonie e contattato il Medico Veterinario designato per le sterilizzazioni che avverranno nelle prossime settimane. Chiediamo a tutti coloro che hanno la sensibilità e il tempo da dedicare all’intervento concreto sul territorio di contattarci per aiutarci ad intervenire tempestivamente”.


San Severo, presto niente più randagi nelle vie della città
San Severo (FG) - Presto le strade di San Severo saranno libere da cani randagi. Con quest’obiettivo l’assessore all’ambiente Massimo d’Amico, ha stilato un programma da mettere in campo per rispondere alle tante richieste provenienti dai vari quartieri della città. Un programma complesso che già dai giorni scorsi ha permesso di accalappiare più di 70 randagi a zonzo nel centro storico liberando così zone centrali, come piazza Incoronazione. “In questa prima fase – spiega l’assessore all’ambiente, Massimo d’Amico – abbiamo innanzitutto ripulito l’ex macello comunale di via Foggia che in via d’emergenza garantirà maggiori possibilità di ricovero per i randagi e ci stiamo attivando con l’Asl per mettere in funzione il canile sanitario, costruito ma mai utilizzato. Saremo così in grado di velocizzare i tempi di sterilizzazione dei randagi evitando che si riproducano senza controllo”. A tal proposito nei giorni scorsi i rappresentanti dell’amministrazione Savino, gli assessori all’ambiente Massimo D’Amico e ai lavori pubblici Antonio Pistillo e il consigliere comunale Tiziana Sponsano, hanno incontrato il direttore del Rifugio E.N.P.A Nunzio Cascavilla ed i responsabili del Servizio Sanitario Area A dell’ASL Francesco Fini e Marisa Carafa, per fare il punto della situazione specie per il canile sanitario. Infatti la struttura costruita in Contrada Zamarra, in prossimità del Rifugio dell’E.N.P.A., dovrebbe funzionare come struttura di prima accoglienza, dove i cani dovranno ricevere i trattamenti sanitari previsti dalla legge, per la prevenzione delle malattie trasmissibili all’uomo e soprattutto per intensificare gli interventi di sterilizzazione, necessari per combattere il randagismo, ma costruita non è mai entrata in funzione. Superata l’emergenza in atto per il futuro l’assessore democristiano intende però mettere in campo iniziative innovative che permetteranno di risolvere la situazione. “Presto ci attiveremo affinché tutti i cani presenti sul territorio siano microchippati, dopo di che doteremo alcuni vigili urbani di pistole lettori di microchip così da poter risalire al padrone del cane e nel caso in cui l’animale non sia stato accidentalmente smarrito provvedere alla loro denuncia per il reato di abbandono di animale, così come previsto dalla legge”. Interventi, secondo l’assessore all’ambiente, che se si creeranno le giuste sinergie potranno essere svolti in economia pur fornendo tutte le garanzie di tutela al migliore amico dell’uomo. Continuano nel frattempo da alcune zone periferiche e dal cimitero comunale le proteste dei cittadini per la presenza indesiderata di branchi di cani randagi, ma l’esponente della giunta Savino assicura: “Il nostro intervento risolutivo è solo all’inizio, con il passare del tempo la nostra azione si estenderà a tutti i quartieri della città e soprattutto al cimitero comunale, un luogo sacro e caro a tutti noi che non può essere certamente casa di randagi”

RANDAGISMO E MALTRATTAMENTO

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Un tetto per i mici di Buti
BUTI (PI). Un gesto grave a Buti, un altro atto di violenza contro gli animali: un gatto è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco. Il micio faceva parte di una colonia felina di venti esemplari, gestita a proprie spese dalla signora Antonietta, che si prodiga con dedizione affinché i suoi piccoli amici abbiano tutto il necessario per vivere dignitosamente. Cibo e tanto amore è la ricetta di Antonietta. «È una volontaria attivissima - spiegano le associazioni Dav e Lav che la sostengono - dopo aver affrontato vari problemi, ha dovuto trasferire le povere bestiole, già scosse da vari episodi di abbandono e maltrattamento, all’interno di una piccola area di proprietà da rendere libera entro la fine del mese». […]

I Comuni fanno poco contro il randagismo
SEGGIANO (GR). Marlena Greco Giacolini, presidente provinciale dell’Enpa, la maggiore associazione per la difesa degli animali, interviene nella polemica che alcuni abitanti di Col del Rosso, borgata del comune di Seggiano vicino a Pescina, hanno aperto nei confronti dell’Amministrazione comunale di Seggiano e della Asl, perché una cagna randagia sta aggirandosi da tempo nella zona e non c’è modo di catturarla e allontanarla da quel territorio. La presidente dell’Enpa racconta di conoscere bene il problema e di essersi addirittura recata nel luogo. «Passavo da quelle parti - rammenta - per andare a Castiglion d’Orcia, e dato che mi trovavo in strada, decisi di dare un’occhiata alla zona. Non vidi l’animale, però, di cui mi aveva parlato, descrivendomi la faccenda, un signore di Pescina spiegandomi la questione. Posso dire che io avrei avuto già allora, la possibilità di curarlo, anche se non nel mio canile. Ma per mettere a disposizione questo servizio (di questi problemi mi occupo da una vita), bisognerebbe, e mi aspettavo che venisse fatto, che Comune e Asl catturassero l’animale e me lo consegnassero. Ma invece - osserva la signora Giacolini - le istituzioni non sono per nulla attrezzate in questo senso. E su questo terreno proprio non ci sono. Attrezzature zero. Le associazioni, prosegue la presidente Enpa, fanno fin troppo, ma se non c’è il supporto istituzionale, le iniziative si arenano. E non si capisce che in questa maniera si alimenta e si favorisce il randagismo. Quello di cui i pastori si lamentano. Perché non sono lupi gli animali che attaccano i loro greggi, ma sono proprio questi cani randagi, inselvatichiti, che provocano tutti i danni di cui sappiamo. Le problematiche legate a questa tipologia di questioni, osserva la Giacolini, sono lunghe a essere risolte e tanto più lunghe perchè i comuni non hanno nessuna volontà di metterci mano».

In aumento i casi di maltrattamento
A Firenze e provincia i casi di maltrattamento di animali nell'ultimo anno sono aumentati. Il dato arriva dall'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali. ''Da settembre scorso a oggi - ha spiegato il presidente provinciale Enpa Simone Porzio - i casi di maltrattamento accertati sono aumentati del 3,6 % rispetto allo stesso periodo di un anno fa''
Firenze. I casi di maltrattamento di animali nell'ultimo anno sono aumentati. Il dato arriva dall'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali. ''Da settembre scorso a oggi - ha spiegato il presidente provinciale Enpa Simone Porzio - i casi di maltrattamento accertati sono aumentati del 3,6 % rispetto allo stesso periodo di un anno fa''.Tra i casi di maltrattamento ci sono tre gatti uccisi e gettati dalla finestra e 5 cani tenuti segregati in una stanza per sacrifici rituali, un cane precipitato per fame dal balcone, un traffico illecito di cuccioli dall'estero, colonie di piccioni avvelenati con ratticida, pesci tenuti in bicchieri da vino come ornamento in ristoranti del centro di Firenze.In questi episodi di maltrattamento di animali, avvenuti a Firenze e provincia, sono intervenuti i volontari della guardia zoofila dell'Enpa, ente nazionale protezione animali. Le principali vittime sono stati i cani (59% dei casi), i gatti (29%) e altri animali selvatici, volatili, bovini, ovini, pesci e crostacei. Sono aumentati gli avvelenamenti in spazi urbani ad uso pubblico in particolare contro cani, gatti e piccioni, ma anche altri volatili, rettili e animali selvatici che diventano vittime indirette mangiando i bocconi avvelenati. Quasi scomparsi gli episodi di abbandono sulle arterie autostradali, ma sono aumentati quelli di
cani da caccia e di grossa taglia nelle zone collinari. In crescita anche gli abbandoni tra le mura domestiche. ''I padroni vanno in ferie e 'dimenticano' gli animali in balcone o in casa, anche per settimane'' ha detto Porzio. Altro fenomeno preoccupante e' l'uccisione o il maltrattamento di animali da parte di persone con disagio sociale, psichico o di tossicodipendenti e alcolisti e lo sfruttamento commerciale dei cuccioli.

ABBANDONI ,RANDAGISMO, OVUNQE IN ITALIA....

Nessun canile voleva il cucciolo abbandonato
CASTEGGIO (PV). Tangenziale di Casteggio, ore 17,30 di mercoledì. Un cagnolino nero camminava sul ciglio della strada spaesato e in pericolo. Emanuele stava passando in auto, lo ha notato e si è fermato. Ha deciso di caricarlo in auto e portarlo in salvo in un canile: «Mi sono diretto immediatamente verso quello di Voghera». Sembra una storia semplice, ma vedremo che non sarà così. «Lì hanno controllato il cane e hanno notato che non aveva chip nè tatuaggio - prosegue Emanuele nel suo racconto dettagliato -. Non era mai stato vaccinato ed era abbastanza malandato, quindi chi l’aveva abbandonato non l’avava nemmeno trattato bene in precedenza. Dopo avermi fatto aspettare almeno un quarto d’ora, una dipendente del canile mi ha spiegato che non avevano più posto per tenerlo e che mi sarei dovuto rivolgere ai vigili di Casteggio perchè il cane era stato trovato in zona di loro competenza”. Emanuele ha chiamato più volte il comando senza ottenere alcuna risposta, intanto si è diretto verso casa sua, a Robecco: «Sono andato a casa sperando di trovare una soluzione - dice - purtroppo non ero in grado di tenerlo da me perché ho già tre pastori tedeschi e non ho spazio. Dopo mezz’ora finalmente mi hanno risposto i vigili e mi hanno liquidato alla svelta dicendo che siccome il cane si trovava a Robecco non potevano far venire fin lì l’accalappia cani...». Disperato, Emanuele ha contattato anche il canile di Pavia dove gli hanno spiegato che la competenza della zona di Robecco è del canile di Broni Stradella: «Mi hanno addirittura invitato in malomodo a tenere il cucciolo a casa e non portarlo in canile», racconta indispettito. Dopo ore di tempo perso e decine di euro spese al telefono Emanuele si è rivolto ad un’amica che aveva dei contatti all’Enpa: «Grazie a questa persona - spiega - sono riuscito a lasciare il piccolo in un canile a pagamento di Bressana, dove l’hanno accolto gratuitamente a titolo amichevole». Oggi il cagnolino forse ha già trovato una famiglia della zona pronta ad adottarlo: «Lui è stato fortunato ma quanti altri animali vengono abbandonati e finiscono sotto un camion? - conclude l’uomo -. Dopo questa esperienza mi sento ancora di più di rivolgere a tutti l’appello di non abbandonare assolutamente i cani. Se credete che qualciuno li troverà e verranno ricoverati in un canile sappiate che non è così. La situazione è paradossale: i canili non hanno fondi per mantenere altri “ospiti” e li lasciano in mezzo alle strade».


Castiglione del Lago - Allarme per i cani abbandonati.
Fenomeno preoccupante secondo i dati del servizio veterinario. Ogni giorno raccolte segnalazioni di scomparse e ritrovamenti.
CASTIGLIONE DEL LAGO (PG) - Estate record, quella in corso, per il numero di cani scomparsi o trovati abbandonati nel territorio del Trasimeno, secondo il servizio veterinario locale della Asl 2 con sede a Castiglione del Lago. Dal mese di giugno fino ad agosto, il Servizio ha registrato in media tre o quattro casi di denunce per cani scomparsi e casi di amici a quattro zampe trovati abbandonati e dei quali molto spesso nessuno chiede notizia. Il dato, spiegano dal servizio veterinario della Asl, si è impennato alla fine del mese di agosto, quando il numero è salito a quattro o cinque casi complessivi al giorno. La media abituale invece, è di uno o due casi a giornata. L'estate era già cominciata male con il caso più clamoroso, quello di un'intera cucciolata di nove cagnolini trovata abbandonata nel comune di Tuoro. Agli abbandoni e ai casi delle scomparse che si accentuano nel periodo estivo, vanno aggiunti i furti di cani. In molti, spiegano dal servizio veterinario castiglionese, quest'estate hanno sporto denuncia dopo avere ritrovato i recinti dei loro amici a quattro zampe vuoti, con i lucchetti tagliati. I casi di furti registrati in questi tre mesi su tutto il territorio del Trasimeno, riguardano per lo più Setter inglesi, Breton e Segugi, ma c'è stato anche l'episodio di un Rotwelier per il cui furto il padrone ha sporto denuncia sia al servizio veterinario della Asl2 che ai carabinieri. Se per i furti poco si può fare, per facilitare il ritrovamento di cani scomparsi la raccomandazione del servizio veterinario è quella di rispettare la legge che dal primo gennaio 2004 impone l'apposizione del microchip al proprio amico a quattro zampe. Per chi poi dovesse trovare un cane abbandonato, la raccomandazione è di non lasciarlo andare via, ma di contattare o un veterinario privato oppure direttamente il servizio veterinario della Asl, per verificare la presenza del microchip attraverso il lettore ottico e risalire al proprietario consultando l'anagrafe canina. I cani che non hanno microchip, vengono condotti al canile di Todi, con la speranza che trovino un nuovo padrone e tamponando il fenomeno del randagismo.


Levante: l’estate “nera” degli animali
Una lunga estate nera per gli animali nel Levante. Cani abbandonati, pesci e volatili che muoiono nell’oasi faunistica dell’Entella (per circostanze ancora non del tutto chiarite), rapaci feriti dal fuoco degli incendi che hanno imperversato in Riviera. Oppure animali da compagnia misteriosamente uccisi da armi da fuoco, come è accaduto ad uno sfortunato pastore tedesco a Moneglia, una settimana fa. Pochi giorni fa, su un viadotto della A12, tra i caselli di Rapallo e Chiavari, si è verificato il più classico dei casi di inciviltà e “disumanità”: due cuccioli meticci, maschio e femmina, di circa 5 mesi, sono stati abbandonati in autostrada. E hanno rischiato di morire travolti dalle auto, rappresentando pure un pericolo per chi, in quel momento, passava col proprio mezzo in quel tratto. I cagnolini sono stati salvati dagli addetti del canile di Rapallo e ora cercano un padrone migliore del precedente. Un altro brutto episodio riguarda un alano maschio, che è stato trovato l’altro ieri legato ai cancelli di una serra in via Betti, a Rapallo. Anche questo cane è stato preso in consegna dal canile rapallese. Dove sono sistemati altri animali abbandonati oppure semplicemente smarriti dai rispettivi padroni: un bellissimo gatto siamese recuperato a Chiavari, un cane pechinese trovato a Leivi, e una femmina di bracco tedesco, che vagava sulle alture di Lavagna. […]Da segnalare ancora un caso, da Rapallo. Stremato per la fame e la sete patita per giorni è arrivato fino al giardino di un abitante di San Quirico d’Assereto che, vedendolo, ha dato l’allarme: protagonista della terribile vicenda è un cane meticcio, di 10 anni, che è riuscito a trascinarsi fino a quel giardino in condizioni pietose, terribilmente dimagrito e disidratato, pieno di pulci e zecche. Il cane è stato preso in consegna dal servizio di soccorso animali della Croce bianca rapallese. Ieri, invece, una giovane poiana è stata trovata da un’escursionista in mezzo ai boschi bruciati di Collodari, sulle alture di Recco, ed è stata salvata grazie ai volontari dell’Enpa e curata dai veterinari di Animal Assistance. Il rapace era per terra, in balia di chiunque; sperduto e affamato, dopo aver trascorso qualche giorno tra i tizzoni rimasti dopo le fiamme. L’animale è stato prima consegnato alla polizia municipale e poi prelevato dall’Enpa. Le fiamme dell’incendio di questi giorni, probabilmente, hanno ucciso molte creature dei boschi e la piccola poiana si può dire fortunata. Adesso è tranquilla dentro una gabbia, verrà controllata dal veterinario e poi, una volta accertato che è fuori pericolo, sarà riportata nei boschi. Intanto si allunga l’elenco di animali morti sul greto e nell’acqua della foce dell’Entella. Da fine luglio ad oggi, conferma l’associazione Ayusya, sono stati trovati senza vita 92 volatili (tra anatre e gabbiani) e 260 cefali. La Asl 4, con gli esami sulle carcasse, ha stabilito che i pennuti sono stati uccisi da un topicida, il “Brodifacoum”, però ancora non si sa come questa sostanza derattizzante sia finita nelle acque del fiume. I cefali, invece, secondo gli esami effettuati dall’Asl, potrebbero essere morti per altre cause. Le indagini in merito stanno proseguendo. Sull’argomento è intervenuto ieri il consigliere regionale del Pdl Matteo Rosso, che ha annunciato di aver presentato un’interrogazione urgente alla luce delle denunce sulla moria nell’Entella. Rosso, oltre a sollecitare l’intervento di Arpal e Regione, ha giudicato il fatto gravissimo , anche perché, dice il consigliere «questo inquinamento potrebbe ripercuotersi sulla salute degli abitanti della zona».

CANI FUCILATI

Castelsangiovanni (PC) - Due cani scappano dalle abitazioni dei loro padroni e, dopo neanche due ore, vengono brutalmente uccisi a colpi di fucile. La fuga dei due animali, meticci di taglia media, è partita da Ziano per terminare tristemente all'imbocco di un'azienda agricola vicino a Castelsangiovanni. Qui gli animali hanno incontrato sulla loro strada il proprietario della stessa azienda che li ha freddati a colpi di fucile come se fosse nel Far West. Il padre di uno dei padroni degli animali, arrivato pochi attimi dopo l'accaduto perchè si trovava già nelle vicinanze a cercare la bestiola, dopo aver visto la scena ha accusato forti dolori al petto ed è stato ricoverato all'ospedale di Castelsangiovanni. I medici, dopo un primo controllo, hanno deciso di tenerlo in osservazione almeno per l'intera giornata e la nottata di ieri. - Non sappiamo il perchè di un gesto simile, ma di certo ricorreremo a tutte le vie legali possibili per far giustizia.- dicono i due proprietari dei cani, Davide Girandola e Luigi Dallospedale, arrivati sul posto e visibilmente sconvolti e arrabbiati. - Non abbiamo fatto in tempo a cercarli che sono stati uccisi come se niente fosse.- aggiunge Girandola - Appena ci siamo accorti che il cane era scappato, poco prima delle 10, mio papà è andato subito a cercarlo. Dopo qualche minuto, un amico lo ha chiamato, spiegando di aver visto Roky nella zona di Castello. - Poi arriva la parte più agghiacciante del racconto.- Mio papà Pietro - prosegue Girandola, residente a Ziano come Dallospedale - stava andando nella zona indicata dall'amico per recuperare Roky. Ad un certo punto, quando era ancora in auto, ha sentito due o tre spari, a non più di cento metri da dove si trovava.- Accorso subito a vedere di cosa si trattasse, Pietro ha fatto in tempo a vedere il proprietario dell'azienda seduto all'interno del suo fuoristrada, con in braccio il fucile ancora fumante. I corpi dei due poveri cani erano straziati: uno con due colpi sparati a bruciapelo in testa ed alla pancia; l'altro con un foro di proiettile all'altezza della schiena, come se fosse stato colto mentre scappava. E pochi minuti dopo, Pietro Girandola è stato portato al pronto soccorso di Castelsangiovanni, in lacrime, con sintomi che facevano pensare ad un possibile attacco cardiaco. Ora ci si chiede il perchè di un gesto simile, apparentemente senza spiegazioni. Il proprietario dell'azienda non ha voluto rilasciare dichiarazioni al di fuori di quelle di legge, raccolte dalla polizia municipale e dai carabinieri di Castelsangiovanni. Intanto la Lega Nazionale per la difesa del cane ha annunciato che si costituirà parte civile. - I cani non erano entrati all'interno dell'azienda - precisa Girandola - Sono stati uccisi su una stradina nelle vicinanze, ma non dentro la corte. Certo la strada è già di proprietà privata, ma ci chiediamo se il gesto fosse veramente necessario o si tratti di una follia. Parliamo di due meticci di taglia media e docili, non di cani grossa taglia e dal carattere aggressivo.- Dalle testimonianze dei padroni delle bestiole uccise, sembra che chi ha sparato abbia detto che i cani spaventavano i suoi cavalli e che, all'interno dell'azienda, si trovavano anche due bambini. Una volta portati in casa questi ultimi, l'uomo avrebbe raggiunto i cani e fatto fuoco per uccidere. Senza pietà.

E' stato denunciato l'imprenditore agricolo - un 66enne di Castelsangiovanni - che giovedì mattina ha ucciso a colpi di fucile Roky e Lilly, due cani meticci di taglia media appena scappati dalle abitazioni dei loro padroni a Ziano. I carabinieri hanno spiccato nei suoi confronti denuncia per i reati di uccisione di animali e porto abusivo di arma da fuoco. Il fatto era avvenuto nelle vicinanze della sua stessa azienda agricola, a Cascina Monticella, in aperta campagna tra Castelsangiovanni e Moretta, poco lontani dal confine con i comuni di Borgonovo e di Ziano. Sul posto erano subito intervenuti i carabinieri e la polizia municipale di Castelsangiovanni per ascoltare le dichiarazioni dell'agricoltore e dei proprietari dei due cani uccisi, Davide Girandola e Luigi Dallospedale, entrambi di Ziano. I carabinieri avevano immediatamente sequestrato il fucile usato per sparare a Roky e Lilli, un automatico Beretta calibro 12 e i tre bossoli esplosi. La vicenda è stata ricostruita al comando provinciale dei carabinieri dal capitano Helios Scarpa, che guida la compagnia di Piacenza. Con lui c'erano gli uomini della stazione dei carabinieri di Castelsangiovanni e della polizia municipale. Oltre ai provvedimenti presi nei confronti dell'agricoltore, a loro volta i proprietari dei due cani sono stati denunciati per omessa custodia. Intanto sta meglio Pietro Girandola, padre di Davide, proprietario di uno dei due cani, Roky. Impegnato l'altra mattina nelle ricerche, Pietro era in zona quando aveva udito gli spari. Accorso sul posto alla vista dell'agricoltore con il fucile ancora in mano e degli animali agonizzanti, si era sentito male accusando forti dolori al petto. Ricoverato in osservazione in ospedale, ieri è stato dimesso in attesa di sottoporsi, tra alcuni giorni a nuovi accertamenti. I motivi addotti dall'agricoltore per giustificare gli spari non hanno convinto i carabinieri da cui la denuncia. L'uomo, classe 1948, aveva detto infatti che nella corte della sua azienda c'erano in quel momento dei bambini e che, per proteggerli, ha ucciso i cani. Una volta portati in casa i piccoli, era salito sul suo fuoristrada e aveva raggiunto le due bestiole sulla strada di accesso all'azienda. La denuncia per porto abusivo di arma da fuoco è dovuta al fatto che il fucile da caccia usato per sparare, pur da lui regolarmente registrato, non poteva essere portato al di fuori della sua abitazione, che non si trova nell'azienda ma a Castelsangiovanni. Davide Girandola, ancora scosso dall'episodio puntualizza intanto una sua affermazione rilasciata a caldo - Chiedendomi se fosse "una follia", pensavo al perchè del gesto. Questa parola è stata detta appena successo il fatto, quando ero scosso senza riferirmi personalmente a chi ha sparato al mio cane.-
Lega per la Difesa del cane - Gesto di pericolosità sociale. -
Sulla vicenda si registra una forte presa di posizione della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, la presidente della sezione piacentina Annamaria Galimberti, ha fatto sapere che l'associazione si costituirà parte civile contro l'imprenditore che ha ucciso "senza giustificazione" - E' un gesto che denota una certa pericolosità sociale.- aggiunge Galimberti - Sparare a esseri viventi indifesi può portare in futuro ad altri atti del genere. I cani sono esseri viventi e come tali, bisogna rispettarli.- A sottolineare "l'intenzionalità del fatto" e a porre l'accento sulla sua "gravità" è Giovanni Peroni, responsabile del canile comprensoriale di Montebolzone, guardia zoofila e membro della Lega per la difesa del cane. - L'uccisione poteva essere evitata se quell'uomo avesse voluto allontanarli, avrebbe potuto sparare in alto, non direttamente contro i cani indifesi che non hanno attaccato.

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ROMA: GIOCO DELLA PIGNATTA CON CONIGLIO VIVO, DENUNCIATO PARROCO

Roma - Polemiche a Palestrina dopo il cruento epilogo della festa di Santa Rosalia, che si celebra il 30 agosto nel comune della provincia di Roma. Il tradizionale gioco della ''pignatta'', infatti, e' stato organizzato inserendo all'interno di una bisaccia da abbattere con il bastone un coniglio vivo. Ed ecco che adulti e bambini hanno cominciato a scagliare il legno sull'animale. Il sacco pero' si e' aperto sotto i colpi ricevuti e il coniglio ferito e insanguinato e' caduto a terra dove sarebbe stato ulteriormente colpito dalla folla se una ragazza non l'avesse raccolto e portato da un veterinario che ha provveduto a salvarlo. Il fatto e' stato riportato dall'associazione di tutela degli animali AmiCOniglio alla sezione ambiente del Codici che ha provveduto a sporgere denuncia contro il parroco della chiesa di Santa Rosalia, nonche' il sindaco di Palestrina per il reato di maltrattamento che prevede, laddove ci siano spettacoli di sevizie su animali, la reclusione fino a quattro mesi e la multa fino a 15.000 euro.''Questa estate e' stata funestata da mattanze di animali ad opera di religiosi. Ricordiamo il caso del sacerdote della parrocchia di San Bartolomeo di Sori (Ge) che, lo scorso luglio ha collaborato all'uccisione di due cuccioli di cinghiale con spranghe e bastoni''. E' quanto dichiara Valentina Coppola, responsabile ambiente del Codici.''In questi casi - clonclude Coppola -il reato e' ancor piu' significativo proprio perche' commesso da uomini di chiesa che dovrebbero rappresentare esempio di pieta' e carita' cristiana. Chiediamo che anche la giustizia ecclesiastica prenda provvedimenti perche' un tale comportamento mortifica anche la chiesa ed allontana i fedeli. I sindaci, dal canto loro, sappiano che durante sagre, feste di paese e mercati, hanno il dovere di vigilare affinche' tali reati non avvengano''.

URGENTE!!!

ricevo ed inoltro:
Regione: Lombardia
Provincia: Milano
Numero annuncio: 1169408
le foto su questo link:


http://www.facebook.com/l/;www.kijiji.it/annunci/cani/annunci-milano/grido-di-aiuto/1169408

RAGAZZI VI PREGO DI AIUTARMI A DIVULGARE GLI APPELLI PER QUESTI CUCCIOLI. OGNI GIORNO RICEVO SEGNALAZIONI INFINITE, PER ORA QUESTI SONO I CUCCIOLI CHE HO PRESO CON ME, ALTRI CHE HO SOLO POTUTO FOTOGRAFARE , MA CE NE SONO TANTI ALTRI ANCORA SEGNALATI CHE NON HO ANCORA TROVATO IL TEMPO DI ANDARE A VEDERE. IO QUI NON HO UN CANILE, NON HO FONDI E CONTRIBUTI DA NESSUNO E NON SO PIù DAVVERO COME GESTIRE LA COSA. ACCOLGO I TROVATELLI IN UN PICCOLO PEZZO DI TERRA CHE UN SIGNORE MI HA MESSO A DISPOSIZIONE MA ORA STANNO DIVENTANDO DAVVERO TANTI E NON NE RIESCO PIù AD ACCOGLIERE!! OGNI CUCCIOLO CHE ARRIVA DEVE ESSERE SVERMINATO, VACCINATO, TRATTATO CON ANTIPARASSITARIO QUANDO NON ARRIVA IN SITUAZIONI PIù DRAMMATICHE TALI DA RICHIEDERE CURE ULTERIORI O RICOVERI IN CLINICA. NELLE FOTO VEDETE I CUCCIOLI, MA CI SONO ANCHE TANTI ADULTI!!! MI CHIAMANO DA OGNI DOVE MA IO SONO SOLA E NONOSTANTE STIA STERILIZZANDO A TAPPETO, SONO SOMMERSA DA CUCCIOLI. PER FAVORE, QUALCUNO MI AIUTI!!!!! I CUCCIOLI SONO ADOTTABILI IN TUTTA ITALIA CON CONTROLLI PRE E POST AFFIDO E FIRMA DEI MODULI DI ADOZIONE.
GRAZIE
DANIELA
3924463917

A Sasso Marconi anche il cane più donare sangue

E' nato un Centro trasfusionale veterinario: una vera e propria banca del plasma

Sasso Marconi (BO) - I requisiti per il donatore di sangue sono rigidi: dev’essere sano, di taglia media o grande, pesare almeno 20 chilogrammi, avere un’e tà compresa fra quindici mesi e 9 anni, trovarsi in regola con vaccini e profilassi. E, gentilmente, abbaiare. A Sasso Marconi nasce il Centro Trasfusionale Veterinario, una banca del plasma per Fido. L’ha realizzata Renato Magliulo, specialista in etologia applicata e benessere animale. Bolognese, 50 anni, ex bersagliere, ha incentrato studi e attività professionale sulle trasfusioni di sangue canino: qualche tempo fa ha venduto l’ambulatorio che aveva in città e s’è dedicato interamente a questo progetto, messo in piedi a giugno ma finora impantanato nell’iter burocratico. Il Ctv, questa la sigla, opererà nella struttura della Clinica veterinaria dell’orologio.Magliulo già nel 2001 aveva aderito al progetto della Emoteca Veterinaria Felsinea a San Lazzaro, prima banca pubblica di sangue animale in Italia. Finora, però, tutti gli operatori erano stati scoraggiati dalle incertezze normative. Dopo un lungo silenzio, il Ministero della Salute è intervenuto nel 2007 dettando linee guida alle Regioni sulle trasfusioni, ora consentite solo con sangue intero (non emoderivati) e solo per cavalli, cani e gatti. Per i felini, però, l’operazione è complicata: tenere buono un gatto con l’ago in vena per 8-12 minuti, il tempo del prelievo, richiede l’uso di sedativi. Al momento il Ctv opererà solo su cani, e di buona indole. "Ho richiesto tutte le autorizzazioni — dice Magliulo —, il mio centro si propone di operare nel rispetto della nuova normativa e, soprattutto, del benessere del cane. Non facciamo donare un animale che non è psicologicamente idoneo. Il sangue sarà a disposizione di tutti i veterinari che ne faranno richiesta, al contrario dei centri universitari che di solito lo raccolgono solo ad uso interno, per i propri pazienti. E presto apriremo anche ai gatti". Il primo a provare i nuovi macchinari è stato il suo cane Plauto, un meticcio nato a Sarsina (proprio la città del commediografo latino), donatore come il suo proprietario: "Qualche anno fa ha salvato la vita al Dogo argentino di un mio collega. Gli animali conoscono l’altruismo, se i padroni se ne fanno interpreti". I gruppi sanguigni canini sono circa venti, di cui sette identificati: il più particolare, nel gioco di compatibilità, si chiama DEA 1.1, neanche fosse un software per Windows. La trasfusione serve in caso di ferimenti, ma anche per curare malattie croniche e rimediare all’avvelenamento da esche per topi. Prima del prelievo il cane effettua gratuitamente gli esami di rito, poi i maschi idonei donano ogni tre mesi, le femmine due volte l’anno. Esattamente come i padroni, che quasi sempre sono donatori anche loro. E se per i bipedi la ricompensa è la merendina col succo di frutta, ai cani tocca una dose supplementare di mangime. Il Centro fornirà a Fido una tesserina con foto e gli garantirà premi-fedeltà: una medaglietta alla decima donazione, una coccarda alla ventesima. Per i più bravi, razione doppia di biscotti. E la chiamano vita da cani.

FIAMME IN CALIFORNIA, SI RISCHIA UNA STRAGE

Mentre la Rspca (la potente Protezione animali) britannica divulga la notizia che centinaia di animali esotici sono illegalmente detenuti da cittadini inglesi, nei pressi di Los Angeles si assiste a uno strano esodo forzato. Decine di camion, furgoni e altri mezzi di locomozione, sono stati reclutati per spostare leoni, tigri, puma, lupi, orsi e struzzi che rischiano di finire arrosto nel grande incendio che sta devastando i dintorni della città californiana, oppure annegati dalle tonnellate d'acqua che gli aerei cisterna scaricano sulle colline adiacenti al luogo in cui sorge il Wildlife Waystation, l'ennesimo «santuario» dove, assieme agli animali di cui sopra, sono ospitate numerose altre specie, zebre, iene, lama, alpaca, procioni e compagnia bella. Due vigili del fuoco hanno già perso la vita nella lotta alle fiamme.
Le guardie forestali americane hanno avvisato la sovrintendente dello zoo, Martine Collette, che se il fuoco dovesse avanzare e arrivare alla Waystation, probabilmente del giardino zoologico non rimarrebbe altro che fumo «e un gigantesco arrosto» ha aggiunto sarcastico un vecchio guardaboschi volontario, impegnato nell'operazione di spegnimento. Collette si lamenta del fatto che il dipartimento antincendio non è in grado di fare alcuna previsione su quanto tempo avrà a disposizione per mettere in salvo gli animali. «Mi hanno solo detto che è veramente un brutto incendio e che, se il vento ci si mette di mezzo, i nostri sforzi potrebbero essere inutili». Intanto sono stati reclutati tutti i pesanti mezzi motorizzati a disposizione, in grado di trasportare le gabbie in cui vengono chiusi gli animali, soprattutto quelli più pericolosi, come leoni, tigri e puma.
Gli animali stessi non facilitano certo le operazioni di salvataggio. Vedono all'orizzonte le fiamme e fiutano, con l'olfatto sviluppato, l'odore acre del fumo. Sentono che il loro più ancestrale e temibile nemico si sta avvicinando e cresce il nervosismo perché se nella savana, si può fuggire, qui ci sono palizzate, reti metalliche e lucchetti a sbarrare impietosamente qualunque via di fuga. Gli struzzi, che normalmente possono essere trasportati a gruppi, devono essere caricati nelle gabbie uno per uno. Troppo nervosi, troppo stress.
Il luogo di destinazione è in parte lo zoo di Los Angeles, che si spera rimanga fuori dall'azione del fuoco, in parte altri «santuari» che di santo per gli animali hanno ben poco, se non la generosità di accoglierli in questa emergenza in attesa di affrontare la prossima.
Nel frattempo i responsabili di un altro zoo, a poche miglia dalla Waystation, il Roar Foundation Shambala Preserve, hanno deciso di attendere gli eventi. «Abbiamo 64 grossi felini - dichiara Chris Galluci - tra leopardi, leoni e tigri. Per il momento loro sono tranquilli e noi facciamo finta di esserlo. Se andiamo in panico noi, ci vanno anche loro. D'altronde, evacuarli sarebbe un incubo logistico».
Ha ragione Mr. Gallucci. Forse era meglio lasciarli nelle loro savane a combattere il fuoco con l'atavica arma che ben conoscono: la fuga.

MARCHE: QUALCUNO PUO SALVARE 3 MAIALINI VIETNAMITI???

Ne ho portati via 3 dalle Marche ieri 2 Settembre 2009, ma sul luogo ne sono rimasti altrettanti con la mamma, di proprietà di una persona del posto.
Trattasi di maialini vietnamiti molto piccoli nati il 1 Maggio, solo 4 mesi, destinati, se non si riuscirà a venderli in poco tempo, forse è già troppo tardi, a fare una pessima fine… ossia cibo.
Il papà e uno dei fratellini sono stati già uccisi.
Vi prego con il cuore in mano di aiutarmi in questa diffusione immediata.
Lui li darebbe via tutti, il costo è di 60 euro ciascuno, eccetto la mamma che verrà sugli 80.
In pochi giorni, sono riuscita a piazzarne tre e portarli a Roma al sicuro, grazie ai contatti di Federica, Piero ma altri 3, più la mamma che vedete nelle foto attendono morte certa.
I piccoli si aggirano intorno ai 10 kg di peso, la mamma sui 15 e non cresceranno oltre, sono esserini domestici.
Prego le associazioni del luogo di intervenire nel salvamento e di stallarli al sicuro in attesa di adozione.
Chi è interessato, tra associazioni, privati o quant’altro, è pregato di contattarmi SOLO AL CELLULARE, IN QUESTO PERIODO NON HO POSSIBILITA’ DI CONNESSIONE AD INTERNET.
A chi sarà realmente interessato darò il contatto di chi li vende e del luogo preciso, al solo scopo di tutelarli, e di riuscire ad adottarli.
VI PREGO, NON C’E’ TEMPO!!
CHI PUO’ MI CHIAMI E SI ORGANIZZI PER ANDARE SUL POSTO.
PER INFO 393/1118032 DOPO LE 18.00
Grazie di cuore
Ambra

SEGUGIO VAGANTE A BAGNOLO MELLA (BS)

ALL'ATTENZIONE DI TUTTI I VOLONTARI DI BRESCIA!!
04/09/09 STRADA DEL VINO DEI COLLI LONGOBARDI: ALLE ORE 10 E 30 MI HA ATTRAVERSATO LA STRADA UN SEGUGIO MARRONE ABBASTANZA GIOVANE, MAGRISSIMO CON UN COLLARE-CATENELLA AL COLLO, MI SON FERMATO E HO TENTATO DI PRENDERLO MA CAUSA ANCHE DUE MACCHINE SOPRAGGIUNTE IN QUEGLI ISTANTI E'SCAPPATO IN UN CAMPO DI PANNOCCHIE E L'HO PERSO DI VISTA: E' SICURAMENTE STATO ABBANDONATO (PROBABILE DA QUALCHE CACCIATORE) è IMPROBABILE SI SIA PERSO DATO IL LUOGO E LA SUA CONDIZIONE FISICA.
IL LUOGO PRECISO E', PER CHI CONOSCE LA STRADA, IL CURVONE A SX SULLA STRADA CHE PARTE DA BAGNOLO MELLA, IN CORRISPONDENZA DEV BIVIO PER PONCARALE, SULL'ANGOLO C'è UNA CASCINA, APPENA FATTA LA CURVA , A DX DELLA STRADA C'è UN CAMPO ( SONO TUTTI CAMPI IN REALTA', MA QUELLO IN CUI è ENTRATO è QUESTO). è MOLTO IMPAURITO, SONO STATI ALLERTATI I VIGILI DI PONCARALE-FLERO, SI PREGA I VOLONTARI DELLA ZONA DI ATTIVARSI URGENTEMENTE E SE POSSIBILE COLLABORARE CON LE FORZE DELL'ORDINE DA ME AVVISATE. NON HO POTUTO FERMARMI DI + PERCHE' ERO AL LAVORO, IL CANE CMQ ERA SPARITO, MA SICURAMENTE è RIMASTO IN QUELLE ZONE.. GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE..SE QUALCUNO SA QUALCOSA MI AVVISI, GRAZIE A TUTTI.
ANGELO.

RICHIESTA DI FARMACO URGENTISSIMO PER EPIDEMIA CIMURRO

RICEVO E INOLTRO... URGENTE!!!!!
Ai membri di CORPO PROTEZIONE ANIMALI - C.P.A.
Bertolino Cinzia 02 settembre alle ore 18.24 Rispondi
SIAMO DISPERATi!!!HO BISOGNO DI VOI.
Stiamo avendo un'epidemia di Cimurro, di un ceppo nn riconosciuto, nella pensione
dove teniamo alcuni dei nostri cani in attesa che si liberi un posto al Rifugio La Fenice;
Alma, Artù, Bullo, Tigre e i Tigrini,Macho tutti cani salvati da situazioni terribili
che noi abbiamo curato con amore e dedizione ora SONO IN PERICOLO DI VITA.
Ho bisogno dell'aiuto di tutti voi:
la situazione è disperata, alcuni hanno già segni neurologici della presenza della malattia,
nonostante siano stati tutti vaccinati x cui sospettiamo sia un ceppo sconosciuto e
inattaccabile.....
Noi stiamo combattendo con tutte le nostre forze ma l'unico farmaco che può darci un barlume di
speranza è lo STAGLOBAN P+CE (somministrazione 0.4/kg - 1 fiala x scatolo - costo 73 euro circa).
Fatevi due calcoli e rendetevi conto quale spesa stiamo andando ad affrontare!
x questo chiedo aiuto a tutti voi: un contributo x l'acquisto del farmaco(o anche il farmaco stesso)
e stalli x tenere i cani al caldo(hanno tutti la febbre).
x favore, nn lasciateci soli....SIAMO DISPERATI
Sonia 333.2092298 sonia.sco@hotmail.it
c/c IT75X0760103400000057901266 int. a me CAUSALE AIUTO CIMURRO

TRATTA DI CANI

Un meritato plauso alla veterinaria di Forlì che con il suo gesto ha aperto uno squarcio sul dubbio movimento di randagi che quotidianamente invade l'intera Penisola.
Le regole stabiliscono che i cani possono essere movimentati solamente se debitamente identificati mediante microchip ed il cucciolo che è stato portato nell'ambulatorio della dott.ssa Magnani e che proveniva da un'altra regione, non possedeva i requisiti a norma di legge. Ottima l'azione della stessa nel voler segnalare il fatto all'Ausl: un esempio che dovrebbe essere seguito da tutti i veterinari, per porre finalmente fine a questi spostamenti in massa di cani delle cui tracce alla fine, si perdono nel nulla.
Sagge le parole del dottor Usberghi che punta il dito contro una piaga che dilaga ormai da anni sul tutto il territorio nazionale "Forse molti non sanno che c'è un traffico di randagi all'estero che finiscono alla vivisezione"
Un allarme lanciato dallo stesso Ministero della Sanità , tanto da dover emettere una circolare, la n. 33 del 17 agosto 1993 che può essere visionata all'indirizzo: http://www.facebook.com/l/;www.bairo.info/garavaglia_circ33_93.html
Il nostro Gruppo si batte da anni contro questi ignobili traffici di animali verso il nord Europa. Molta documentazione al riguardo è pubblicata al link: http://www.facebook.com/l/;www.bairo.info/traffici.html
Se davvero si vuole porre fine al randagismo la via da intraprendere è quella della sterilizzazione, della microchippatura degli animali sul proprio territorio e degli affidi responsabili. Se le regole fossero rispettate da tutti il fenomeno del randagismo sarebbe di certo più contenuto e non si arriverebbe a numeri così elevati di animali che riempiono strade e canili.
Grazie per l'egregio e rispettabile lavoro, degno di grande stima e rispetto.
Che altri sul territorio ne prendano esempio.

Fossano (CN): rapito cucciolo al Pinco Pallino. Appello del canile

Fossano (CN) - Quello che è successo una quindicina di giorni fa, al rifugio 'Pinco Pallino' di Cussanio, ha dell’incredibile. Monica Pavani, responsabile delle adozioni del canile, lancia un appello e la descrizione dei 'rapitori'. I fatti: si sono presentati due ragazzi e due ragazze sui vent’anni, con l’intenzione di adottare un cucciolo per regalarlo alla fidanzata di uno dei due. Uno dei ragazzi, capelli neri altezza media, ha detto di chiamarsi Andrea l’altro, piuttosto alto e biondo, non ha detto il proprio nome. Entrambi erano vestiti alla moda. Le ragazze, entrambe bionde, sono rimaste fuori. Hanno visto il cucciolo, unico visionabile in quel momento, ed hanno deciso di adottarlo. Le regole del Rifugio 'Pinco Pallino' sono che i cani vengono portati direttamente dai volontari a casa della persona che intende adottarli, in nessun caso vengono dati direttamente a chi ne fa richiesta. Nella fattispecie il cagnolino era ancora troppo piccolo per essere tolto alla mamma: aveva solo quarantacinque giorni e generalmente i piccoli non vengono adottati prima di aver compiuto almeno due mesi. Il cucciolo era solo sverminato e non vaccinato ed ha un’ernia ombelicale molto visibile. I ragazzi si sono mostrati contrariati alla notizia di non poter portare via il cucciolo. Hanno fatto in modo di distrarre, con la complicità delle ragazze, i volontari, facendosi accompagnare nei vari capannoni per visionare altri cani, ed uno di loro, preso il cucciolo, ha avvisato col cellulare gli altri che hanno detto che sarebbero ritornati. Un testimone li ha visti in macchina col cagnolino, mentre si allontanavano dal canile. Il cucciolo rapito è tipo segugio, nero focato, con l’ernia ombelicale ben visibile ed è un maschio.“L’appello è a tutti i veterinari, all’anagrafe canina, ai negozi di animali, alla cittadinanza in generale - spiega Monica Pavani- Se è vero che dovevano regalare il cucciolo ad una ragazza, sicuramente l’avranno portato da qualche veterinario. Abbiamo urgenza di trovarlo. Sarà data una lauta ricompensa a chi darà notizie utili per il suo ritrovamento”. L’aspetto che lascia più perplessi è che questi quattro ragazzi sicuramente non avevano premeditato il 'rapimento', semplicemente non potevano avere tutto e subito e se lo sono preso, infischiandosene del bene del cucciolo, della sua salute, del fatto che c’erano delle regole e delle ragioni a cui, anche loro, avrebbero dovuto sottostare.
Per contattare il canile: Rifugio Pinco Pallino Club, frazione Cussanio, 33 - 12045 Fossano. Telefono: +390172/692999 o +39333/8990717. e-mail: pincopallinoclub@alice.it