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2010 ANNO DELLA TIGRE. WWF, NE RESTANO SOLO 3200


(ASCA) - Roma, 11 feb - A pochi giorni dall'avvio dell'Anno della Tigre del calendario cinese, il prossimo 14 febbraio, il WWF lancia l'allarme per la specie e presenta la mappa con i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza delle tigri in natura e le minacce che mettono a serio rischio una delle specie piu' amate e carismatiche al mondo.

Nell'Anno della Biodiversita' la tigre e' stata scelta dal WWF come simbolo della natura che scompare e che dobbiamo difendere, che porta con se' problemi pressanti di assedio del territorio e delle risorse naturali, con inevitabili ripercussioni anche sul benessere dell'uomo, che di quelle risorse non puo' fare a meno.

La ''Regina della giungla'', infatti, ha ben poco da festeggiare. Dal 1940 si sono gia' estinte tre sottospecie di tigre (una quarta, la tigre della Cina meridionale, non viene piu' avvistata in natura da circa 25 anni) mentre dal 1998, l'ultimo anno della tigre, il loro habitat si e' ridotto del 40%, arrivando ad occupare solo il 7% del loro range storico.

Cosi' sono ormai rimaste in natura solo 3200 tigri, tutte concentrate nel Sud-est asiatico e gravemente minacciate dal bracconaggio per il commercio illegale di parti del loro corpo o prodotti derivati, dai cambiamenti climatici e dalla violenta deforestazione che sta distruggendo il loro habitat, un ambito in cui anche l'Italia ha gravi responsabilita', essendo uno dei maggiori importatori di prodotti derivati da fauna e flora selvatica di quella parte del mondo.

Questi i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza della tigre evidenziati nella mappa del WWF: l'India, dove la riduzione dell'habitat ha inasprito i conflitti tra persone e tigri che convivono in territori troppo ristretti; il Bangladesh, dove il cambiamento climatico potra' comportare entro fine secolo la perdita del 96% della foresta di mangrovie del Sunderbans, habitat della tigre; Russia e regione del Mekong per la deforestazione causata dal mercato illegale del legname o dalla costruzione di strade e dighe; Cina, Vietnam e Nepal per il commercio di ossa, pelli, carne di tigre e prodotti derivati per produrre medicinali e costumi tradizionali; Indonesia/Malesia, le cui industrie per la produzione di olio di palma, polpa di legno, carta, caffe' e gomma stanno distruggendo a ritmi devastanti gli ambienti forestali ancora presenti. Ma anche gli Stati Uniti che ospitano molte piu' tigri in cattivita' (piu' di 5.000) di quante ne siano rimaste in natura, con poche leggi per evitare che le parti di tigri finiscano sul mercato nero incrementando la domanda di questi prodotti, e gli Stati Europei, che hanno una domanda annuale di circa 5,8 milioni di tonnellate di olio di palma, una delle cause principali della deforestazione nell'area asiatica.

Il WWF crede pero' che ci siano ancora speranze e confida nelle potenzialita' del summit speciale che si terra' in Russia a settembre, in cui tutti gli stati interessati dalla presenza della tigre, le organizzazioni ambientaliste e istituzioni cruciali come la Banca Mondiale si riuniranno per stilare un'ambiziosa agenda per salvare le tigri. Un summit che sara' decisivo, dopo che gia' alla prima conferenza ministeriale asiatica sulla Conservazione della tigre, tenutasi in Tailandia a fine gennaio, i 13 stati range della tigre li' riuniti si sono impegnati a raddoppiare il numero delle tigri presenti in natura entro il 2022.

res-mpd/sam/lv

fonte:ttp://www.asca.it

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