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Vivisezione: in adozione 70 gatte riabilitate dalla LAV


Marina, Violetta, Sissi e le altre, in tutto 70 gatte, hanno alle spalle una storia particolarissima e dolorosa: sono sopravvissute alla sperimentazione alla quale sono state sottoposte per testare l'efficacia di vaccini contro la FIV. Ora saranno riabilitate per un periodo di circa 6 mesi e poi potranno essere affidate a famiglie idonee, grazie ad un progetto curato dalla LAV - Lega Anti Vivisezione e da I-Care Italia.

Le 70 gatte sono state rinchiuse fin da piccolissime nello stabulario dell’Università di Pisa e sottoposte a sperimentazioni continue. Ora sono state trasportate in un rifugio al sicuro, dove le attende un lento recupero fisico e psicologico, al termine del quale potranno finalmente godere delle cure e dell’affetto di coloro che le adotteranno. Le richieste di adozione saranno gestite da I-Care Italia.

a LAV si occuperà di questi animali per tutto il periodo della riabilitazione, fornendo una casa, cibo, controlli e cure veterinarie e l’assistenza di persone specializzate per il completo recupero fisico e psicologico. Coloro che desiderano essere d’aiuto a questi animali possono farlo con una donazione alla LAV: scopri come al link www.lav.it/index.php?id=1466 oppure contatta la LAV (sede nazionale) al tel. 06 4461325, email: info@lav.it

Queste gatte sono tutte FIV positive, nate in appositi allevamenti, portate nello stabulario e infettate a circa un anno di età per studiare l’efficacia dei vaccini per la FIV. La FIV, o immunodeficienza felina, è indotta da un virus simile a quello che provoca l’AIDS nell’uomo, anche se non è trasmissibile alla nostra specie, e provoca un lento indebolimento del sistema immunitario, rendendo il corpo vulnerabile anche al più banale raffreddore o agente esterno.

Nonostante più di 10 anni di dolorosa sperimentazione su centinaia di gatti, questi vaccini sono mai stati scoperti: “è la drammatica conferma che la sperimentazione animale è fallimentare, soprattutto se applicata alla ricerca per l'uomo – dichiara Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore vivisezione - e che è indispensabile e urgente implementare il ricorso ai metodi alternativi, ovvero che non fanno uso di animali, ai quali il mondo scientifico più consapevole e innovativo riconosce efficacia, scientificità ed eticità”.

Queste piccoli felini, identificati come numeri nell’artificiale solitudine di uno stabulario, finora hanno conosciuto solo la prigionia in piccole gabbie, senza potersi muovere, saltare o giocare, senza conoscere l’odore del cibo o interagire con l’ambiente; hanno subito iniezioni, prelievi, controlli continui, dolore e spavento. Per la prima volta, dopo questo stato di lunga deprivazione etologica, fisica e psicologica, sono state avviate alla riabilitazione durante il quale svilupperanno la muscolatura atrofizzata, impareranno ad arrampicarsi, a riconoscere il cibo, a giocare e ad avvicinare le persone con maggiore fiducia.

“Siamo abituati ad annunci trionfalistici di esperimenti condotti su animali, discutibili sul piano scientifico ed etico, mentre l’elevato numero di esperimenti fallimentari, e dolorosi, condotti sugli animali viene taciuto da coloro che li compiono -prosegue Michela Kuan- Ci auguriamo che la storia di queste gatte, del tutto simili ai milioni di gatti che sono accuditi nelle nostre case, possa rappresentare una nuova e utile occasione per ripensare alla necessità di una sperimentazione che non commetta più simili orrori. Lo stabulario di Pisa era rimasto l’ultimo ad utilizzare gatti in Italia e speriamo che con il 2010 il nostro Paese dica addio all’uso di animali per scopi scientifici.”

Secondo gli ultimi dati resi pubblici dal Ministero della Salute, riferiti al triennio 2004-2006, in Italia a scopo sperimentale sono stati utilizzati 2.735.887 animali (ratti, porcellini d’india, uccelli, ovini, pesci, ecc.) - una media annua di 911.962 animali - e di questi più di 2.800 sono cani (in prevalenza) e gatti.

Vieni a conoscere il progetto SOS GATTE: http://www.lav.it/index.php?id=1466

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